L’Ilva chiude e i consumatori italiani non si sentono tanto bene

La procura di Taranto ha notificato l’ordine di sequestro preventivo di tutti i materiali prodotti dall’Ilva di Taranto, da quattro mesi sotto inchiesta per danni ambientali. Le partite d’acciaio lavorato pronte per la spedizione non potranno essere vendute perché “prodotti in violazione della legge”. Per questo motivo l’azienda non potrebbe continuare la normale attività.
13 AGO 20
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Ilva verso la chiusura, sequestrati i materiali già prodotti. La procura di Taranto ha notificato l’ordine di sequestro preventivo di tutti i materiali prodotti dall’Ilva di Taranto, da quattro mesi sotto inchiesta per danni ambientali. Le partite d’acciaio lavorato pronte per la spedizione non potranno essere vendute perché “prodotti in violazione della legge”. Per questo motivo l’azienda non potrebbe continuare la normale attività: “Ciò comporterà, per conseguenza, la cessazione di ogni attività nonché la chiusura dello stabilimento di Taranto e di tutti gli stabilimenti del gruppo che dipendono, per la propria attività, dalle forniture dello stabilimento di Taranto”, ha comunicato in una nota il Gruppo Riva, proprietario dell’industria. La società si dichiara estranea alle contestazioni e impugnerà la decisione del giudice per le indagini preliminari, Patrizia Todisco. La chiusura è cominciata ieri sera con il fermo dell’area a freddo e l’annullamento del badge d’ingresso per 5.000 operai. In mattinata è stato anche dato ordine di arresto per sette persone tra vertici, amministratori dell’Ilva e dipendenti pubblici con l’accusa di avere costituito un’associazione a delinquere finalizzata alla perpetrazione di reati quali “disastro ambientale aggravato, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, avvelenamento di acque e alimenti, corruzione in atti giudiziari”. Il Governo ha convocato per giovedì un tavolo con le parti sociali e le istituzioni locali a Palazzo Chigi.

Atene batte Parigi sulle riforme. “La Francia è l’unico paese con seri problemi economici a non avere ancora fatto nulla per affrontarli”. E’ il giudizio espresso in uno studio della Berenberg Bank e del centro studi di Bruxelles Lisbon Council. Sebbene la Grecia sia ultima tra i 17 paesi della moneta unica come “salute dell’economia”, risulta prima per i “processi di riforma avviati”.

Gli sgravi sulla produttività vadano solo a chi li merita, dice l’Inps. Le parti sociali, Cgil esclusa, hanno firmato la settimana scorsa un avviso comune per incentivare la competitività del sistema produttivo. In cambio il governo Monti ha messo a disposizione 2,2 miliardi per sgravi fiscali sulla contrattazione aziendale, da assegnare secondo criteri che l’esecutivo stabilirà. L’Inps, intervenendo a un’audizione al Cnel sugli incentivi già erogati negli anni scorsi per il salario di produttività, ha spiegato che oggi “resta aperta la delicata questione delle modalità per verificare la corrispondenza tra agevolazioni concesse e incremento dei livelli di produttività delle aziende interessate, che, allo stadio attuale dell’evoluzione normativa, non appare ancora sufficientemente modulata”. Attribuire i fondi “non a pioggia”, come vorrebbe Monti, sarà dunque meno facile del previsto.
*I consumatori italiani non sono mai stati così pessimisti come in questo novembre dal 1996, dice l’Istat (vedi grafico). La fiducia nelle prospettive economiche ha toccato gli 84,8 punti contro gli 86,2 di ottobre. Il clima di sfiducia è particolarmente acuto nell’Italia centrale dove – osserva il Wall Street Journal – la maggior parte degli introiti deriva dal settore pubblico.